Intervista a Michelle Vicardi, Guido Bertazzoni e Mario Blaconà, team del Concrete Jungle Fest

Michelle, Guido e Mario sono parte del team creativo del Concrete Jungle Fest e, dato che chi c’è dietro ad un evento non sempre ha la degna presentazione che si merita, gli abbiamo fatto qualche domanda per conoscerli e farveli conoscere meglio.

Ciao ragazzi, presentatevi: chi siete e cosa fate nella vita?
Mi chiamo Guido, ho 26 anni e sono un agente di booking e promoter musicale.
Michelle, sono coetanea di Guido e sono organizzatrice teatrale.
Sono Mario, ho 27 anni, sto terminando gli studi in legge e nel frattempo dirigo un cineforum, sono redattore di una rivista online di cinema  e giro cortometraggi, che spero un giorno diventino lungometraggi.

Come siete arrivati nell’organizzazione del Concrete Jungle Fest e come mai avete deciso di farne parte?
Guido: io Mario e Michelle ci conosciamo già da tempo e conosciamo le abilità e gli interessi gli uni degli altri, quando Michelle ci ha parlato del progetto Smart Station ho trovato quasi “scontato” aderire all’iniziativa e cercare di trovare un pensiero comune a tutti e tre.
Mario: Michelle ha proposto a me e a Guido di partecipare al bando proposto da Comune di Melzo, che abbiamo vinto, e adesso ci stiamo operando perché la cosa diventi un grande successo. Ho scelto di farne parte perché sono nato e cresciuto a Melzo e mi piacerebbe contribuire a trasformarla per farla diventare una città un po’ più giovanile ed interessante.

Cosa significa per voi riqualificare una zona come quella della stazione di Melzo e, soprattutto, cosa si potrebbe fare per dare una visibilità positiva a zone della provincia che hanno un grande potenziale, ma che non vengono valorizzate come dovrebbero?
Guido: io non sono di Melzo e quindi non conosco bene le dinamiche legate alla zona della stazione, ma mi piacerebbe molto trovare un modo per valorizzare la provincia, non solo quella di Milano, ma anche la provincia in senso più generale, dare maggiore rilevanza a quelle zone in cui la frase più pronunciata è “ma qui non c’è nulla, fa schifo”. Ovviamente è un sogno, però vorrei partire dal locale, dalla zona a me più vicina per far vedere che l’arte e la cultura sono vive e che molta gente è intenzionata a valorizzarle.
Michelle: io a Melzo sono nata e cresciuta, l’ho vista cambiare e ho visto la zona della stazione sempre più in degrado…non possiamo combattere contro i giganti del cemento che dovrebbero intervenire sugli edifici e sui terreni adiacenti, ma possiamo fare del nostro meglio per far si che chi scenda dal treno o attraversi la città si dimentichi delle rovine per essere accolto da colori, installazioni, trovare un nuovo punto di aggregazione giovanile e una possibilità di espressione artistica e culturale.
Mario: le zone della provincia in effetti sono davvero trascurate da questo punto di vista, implementandole più verso le famiglie che verso i giovani, ed è un peccato perché ci sono tante potenzialità qui intorno per creare delle iniziative interessanti. Con questo progetto si spera di poter dare inizio ad un cambiamento per il futuro.

Domanda di rito che faccio a tutti: facciamo finta che dalla stazione di Melzo partano treni velocissimi e che riescano ad arrivare ovunque (o quasi) nel mondo. Dove andreste e perché?
Guido: non sceglierei un unico luogo, sono curioso, mi piacerebbe vedere molti posti diversi. Sicuramente tornerei a New York, un punto di riferimento assoluto per l’arte, partendo da lì inizierei un lungo giro di “ispezione” per capire che peso ha la musica e come viene vissuta prima negli Stati Uniti e, successivamente, negli Stati Nord europei. Dopo questa lunga esplorazione farei un lungo tour da turista ossessivo tra Asia e Oceania prima di fermarmi, per un periodo di tempo indefinito, sulla Costa del Sol.
Michelle: io prenderei senza dubbio l’espresso per Hogwards!
Mario: come già ti dissi, sicuramente nel centro degli USA, ma una seconda metà che mi interesserebbe molto sarebbe sicuramente o il Tibet, o la Scandinavia. Non ci facciamo mancare niente.

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