Ringraziamo il nostro sponsor!

cogeerVi ricordiamo che domani Cogeser Vendite, il nostro Sponsor, sarà presente con uno stand informativo sulle proprie promozioni e offerte… un motivo in più per esserci!

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Anticipazioni e curiosità sul nuovo album di Niccolò Lavelli, in arte Calvino

Siamo molto fortunati: tutti gli artisti che suoneranno al Concrete Jungle Fest stanno lavorando ai loro nuovi album e noi, che siamo curiosissimi per natura, ovviamente non riusciamo a far finta di nulla e a non fare domande a riguardo.
Per questo qualche giorno fa abbiamo chiesto ad Orfeo di dirci qualcosa sul suo Ep, Sangue, in uscita ad Ottobre, mentre invece, questa volta, tocca a Calvino dirci qualcosa sul suo nuovo album.

 

L’ultima volta che abbiamo parlato, abbiamo parlato di assenza e di vuoti da riempire, soprattutto in merito al tuo Ep “Occhi Pieni, Occhi Vuoti”. Attualmente stai lavorando al tuo nuovo album, in questi mesi di lavorazione qual è stata la sensazione che hai provato più spesso e che, in particolare, ha inciso sulla sua creazione?
La voglia di dimenticare e insieme di ricordarmi tutto. Nelle canzoni ho cercato di inventarmi delle storie e delle situazioni a partire da qualche ricordo per poi raccontare una storia diversa, cercando un po’ di equivocare i fatti e di vederli sotto una luce diversa, magari togliendo la logica, diciamo che mi sono creato un po’ di allucinazioni da solo.

Spesso le tue canzoni sono accostate alla fotografia (in particolar modo quella di Luca Quagliato) che rapporto hai con quest’ultima?
Con Luca abbiamo capito da subito di dire le stesse cose ma con linguaggi diversi. Io non ho familiarità con il linguaggio della fotografia. Nonostante questo le immagini per me sono fondamentali nella scrittura e abbiamo trovato che gli ambienti e i contesti che ci ispirano sono molto simili.

C’è un filo conduttore in quest’album circa le ispirazioni che ti hanno portato a scrivere i testi e a comporre la musica o ascolteremo tracce molto diverse fra di loro?
Sicuramente la ricerca delle origini, uno sguardo all’indietro, anche al mondo dell’infanzia, ma sempre inventando e cercando di spararla più grossa possibile.

Facciamo finta che dalla stazione di Melzo partano treni velocissimi e che riescano ad arrivare ovunque (o quasi) nel mondo. Dove andresti e perché?
Mi piacerebbe andare in mezzo al mare, un treno in mezzo al mare sarebbe un bello spettacolo.

Intervista a Michelle Vicardi, Guido Bertazzoni e Mario Blaconà, team del Concrete Jungle Fest

Michelle, Guido e Mario sono parte del team creativo del Concrete Jungle Fest e, dato che chi c’è dietro ad un evento non sempre ha la degna presentazione che si merita, gli abbiamo fatto qualche domanda per conoscerli e farveli conoscere meglio.

Ciao ragazzi, presentatevi: chi siete e cosa fate nella vita?
Mi chiamo Guido, ho 26 anni e sono un agente di booking e promoter musicale.
Michelle, sono coetanea di Guido e sono organizzatrice teatrale.
Sono Mario, ho 27 anni, sto terminando gli studi in legge e nel frattempo dirigo un cineforum, sono redattore di una rivista online di cinema  e giro cortometraggi, che spero un giorno diventino lungometraggi.

Come siete arrivati nell’organizzazione del Concrete Jungle Fest e come mai avete deciso di farne parte?
Guido: io Mario e Michelle ci conosciamo già da tempo e conosciamo le abilità e gli interessi gli uni degli altri, quando Michelle ci ha parlato del progetto Smart Station ho trovato quasi “scontato” aderire all’iniziativa e cercare di trovare un pensiero comune a tutti e tre.
Mario: Michelle ha proposto a me e a Guido di partecipare al bando proposto da Comune di Melzo, che abbiamo vinto, e adesso ci stiamo operando perché la cosa diventi un grande successo. Ho scelto di farne parte perché sono nato e cresciuto a Melzo e mi piacerebbe contribuire a trasformarla per farla diventare una città un po’ più giovanile ed interessante.

Cosa significa per voi riqualificare una zona come quella della stazione di Melzo e, soprattutto, cosa si potrebbe fare per dare una visibilità positiva a zone della provincia che hanno un grande potenziale, ma che non vengono valorizzate come dovrebbero?
Guido: io non sono di Melzo e quindi non conosco bene le dinamiche legate alla zona della stazione, ma mi piacerebbe molto trovare un modo per valorizzare la provincia, non solo quella di Milano, ma anche la provincia in senso più generale, dare maggiore rilevanza a quelle zone in cui la frase più pronunciata è “ma qui non c’è nulla, fa schifo”. Ovviamente è un sogno, però vorrei partire dal locale, dalla zona a me più vicina per far vedere che l’arte e la cultura sono vive e che molta gente è intenzionata a valorizzarle.
Michelle: io a Melzo sono nata e cresciuta, l’ho vista cambiare e ho visto la zona della stazione sempre più in degrado…non possiamo combattere contro i giganti del cemento che dovrebbero intervenire sugli edifici e sui terreni adiacenti, ma possiamo fare del nostro meglio per far si che chi scenda dal treno o attraversi la città si dimentichi delle rovine per essere accolto da colori, installazioni, trovare un nuovo punto di aggregazione giovanile e una possibilità di espressione artistica e culturale.
Mario: le zone della provincia in effetti sono davvero trascurate da questo punto di vista, implementandole più verso le famiglie che verso i giovani, ed è un peccato perché ci sono tante potenzialità qui intorno per creare delle iniziative interessanti. Con questo progetto si spera di poter dare inizio ad un cambiamento per il futuro.

Domanda di rito che faccio a tutti: facciamo finta che dalla stazione di Melzo partano treni velocissimi e che riescano ad arrivare ovunque (o quasi) nel mondo. Dove andreste e perché?
Guido: non sceglierei un unico luogo, sono curioso, mi piacerebbe vedere molti posti diversi. Sicuramente tornerei a New York, un punto di riferimento assoluto per l’arte, partendo da lì inizierei un lungo giro di “ispezione” per capire che peso ha la musica e come viene vissuta prima negli Stati Uniti e, successivamente, negli Stati Nord europei. Dopo questa lunga esplorazione farei un lungo tour da turista ossessivo tra Asia e Oceania prima di fermarmi, per un periodo di tempo indefinito, sulla Costa del Sol.
Michelle: io prenderei senza dubbio l’espresso per Hogwards!
Mario: come già ti dissi, sicuramente nel centro degli USA, ma una seconda metà che mi interesserebbe molto sarebbe sicuramente o il Tibet, o la Scandinavia. Non ci facciamo mancare niente.

Intervista ad Alessandro Lovecchio, videomaker e creatore del corto “In una Notte”

Alessandro Lovecchio ha 26 anni, è nato a Melzo, cresciuto a Bussero ed attualmente vive a Busto Arsizio, dove ha appena finito l’accademia di cinema.
Da piccolo voleva fare il super eroe, poi crescendo ha optato per il calciatore, poi un lento declino verso il fumettista ed infine il film maker.
Ha frequentato un liceo d’arte ed un corso di fumetto poi, abbandonati gli studi universitari di Design della Comunicazione, ha passato un paio d’anni lavorando per poi provare a frequentare un corso di film maker ed iscriversi alla scuola Civica di cinema.
In seguito si è poi iscritto all’Istituto Cinematografico Michelangelo Antonioni di Busto Arsizio, dove a Giugno ha terminato gli studi.
Lavora spesso da solo come film maker (L.A.Productions), ma anche in produzioni medie in qualità di segretario di produzione, elettrico e attrezzista.
Come filmmaker ha vinto alcuni concorsi o menzioni speciali (l’ultimo delle quali poco più di una settimana fa in Sicilia).
In produzione esterne invece, l’esperienza più grande è stata la partecipazione alla prima serie di MARIO di Maccio Capatonda.

Quando ti sei avvicinato al mondo del cinema? Ti ricordi di un film in particolare che ti ci ha fatto appassionare?
Può sembrare stupido ma ricordo esattamente che, dopo aver visto la fine de Il signore degli anelli, pensai “io voglio fare questo”. C’è ancora un po’ di differenza tra quello che faccio adesso e quello che fa Peter Jackson, ma spero di arrivarci prima o poi.

Il tuo corto, In una notte, verrà proiettato sabato 27 Settembre in occasione di Concrete Jungle Fest. So che spesso è difficile spiegare quel che si fa e che si vuole esprimere attraverso l’arte, ma puoi dirci qualcosa a riguardo? Cosa ti ha ispirato, cosa vorresti venisse comunicato attraverso questo cortometraggio?
Intanto preciso che si tratta di un Pilot. Più precisamente di un primo episodio di una serie ipotetica di 8. Il pilot da solo non so cosa potrà comunicare, ma quello che voglio raccontare è la storia di 4 ragazzi che provano a cambiare. Sono 4 ragazzi stereotipi di una certa generazione e mi piacerebbe che alcuni riuscissero ad immedesimarsi nel loro percorso, anche se il carattere e l’arco narrativo di ogni personaggio verrà delineato negli episodi successivi. Per quanto riguarda l’ispirazione, arriva da tantissime cose. Nella struttura della storia si ispira all’Odissea, nelle musiche e nel mood dei personaggi si ispira alle canzoni dei Ministri ma cerca anche di toccare temi sociali quali il fenomeno “Neet” e tutto ciò che riguarda la “generazione y”. Insomma, tante cose che nel solo pilot forse non verranno colte, ma spero che possa comunque creare curiosità.

Restringerò il campo d’azione e non ti chiederò qual è in assoluto il film più bello che tu abbia mai visto, ma invece, qual è stato il film più bello che hai visto quest’anno?
Penso che nessuno possa avere un film più bello in assoluto, ce ne sono tantissimi per motivi diversi. Io personalmente amo tutto ciò che fa Nolan (ed il suo modo di lavorare) e tra i suoi ti direi Inception, perchè lo reputo un film curatissimo a 360°.
Tra i film italiani di quest’anno direi Il capitale umano e Smetto quando voglio, ma anche La Mafia Uccide Solo d’Estate di Pif mi è piaciuto, sono molto indeciso! In generale amo tutte le “americanate” e oltreoceano direi che mi aspetto molto da Guardians of the Galaxy (non l’ho ancora visto!).

Facciamo finta che dalla stazione di Melzo partano treni velocissimi e che riescano ad arrivare ovunque (o quasi) nel mondo. Dove andresti e perché?
Se il treno velocissimo solcasse gli oceani direi verso gli Stati Uniti. Io andrei ovunque ma penso che un’esperienza di lavoro di qualche anno negli Usa possa essere più formativa di una decina d’anni in Italia. Credo che lavorare lì sia altamente professionalizzante e in termini di budget anche più stimolante. Ma anche dopo un giro del mondo credo che tornerei sempre qui.

 

Gruppo Cogeser, il nostro sponsor

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 Siamo molto contenti di aver stretto questa partnership con il Gruppo Cogeser, perché crediamo sia un’azienda di alto livello e perché in loro abbiamo visto quell’interesse reale per il nostro progetto (che, ricordiamolo, non si esaurirà semplicemente dopo il Concrete Jungle Fest) che puntiamo a creare in tutti voi.

Per questo, vogliamo darvi qualche informazione in più sul gruppo:

Cogeser viene costituita dai Comuni di Melzo e Vignate nel 1986 come Consorzio tra i  Comuni per la gestione di servizi gas.
Dall’anno di fondazione sino al 2001 hanno aderito sette comuni.
Il Consorzio nel 1993,  viene da prima, trasformato in Azienda Consortile, e successivamente  dal 2001 diventa Società per Azioni con scissione del ramo d’azienda relativo alla distribuzione del gas.
Nel 2007, in occasione dell’ ingresso del Comune di Gorgonzola, il gruppo Cogeser si è riorganizzato per rispondere al meglio alle nuove sfide di mercato dei servizi pubblici con l’obbiettivo di proporsi come società energetica per i comuni e per offrire ai clienti differenti servizi ad alta qualità e a prezzi competitivi. Considerato che nel settore delle utilities la competizione si gioca su due piani, quello globale costituito da grandi player non radicati sul territorio e con attività monoservizio ed ex monopoliste che a differenza delle prime hanno in questi anni saputo mantenere il contatto con il territorio e creare un rapporto di fiducia con i propri clienti, il gruppo Cogeser fa riferimento a quest’ultimo proponendosi come società multiutility nel campo energetico in grado di gestire: vendita e distribuzione gas, produzione e vendita energia elettrica, illuminazione pubblica, servizio energia, cogenerazione e trigenerazione con teleriscaldamento, fonti rinnovabili e ciclo idrico intergato.
Il gruppo Cogeser con l’ingresso nella compagine sociale del Comune di Gorgonzola e Carugate nella Società di scopo Servizi, fa oggi riferimento a 9 Comuni (Melzo, Pioltello, Inzago, Bellinzago L.do, Vignate, Liscate e Truccazzano), serve circa 45.000 clienti e vende oltre 100 milioni di m3 di gas naturale.

Il gruppo Cogeser si colloca tra le prima 50 utility italiane e, nel medio termine mira ad ottenere uno sviluppo con l’adesione di nuovi Comuni e di servizi.
Il gruppo Cogeser, avendone le potenzialità, vuole crescere per proporsi come società energetica dei comuni, coniugando alla crescita geografica anche quella industriale con nuovi impianti e servizi operativi.
Grande altro obbiettivo è quello di far superare la grande frammentazione nell’ambito dei servizi energetici dell’area di riferimento con lo scopo di valorizzare l’esperienza e il Know-how acquisti negli anni  dal gruppo. L’aggregazione è lo strumento strategico per l’acquisizione di nuovi clienti e servizi potendo offrire tariffe e prezzi vantaggiosi ai clienti finali grazie alle economie di scala che si riescono a generare salvaguardando la “territorialità”.

Anticipazioni e curiosità su Sangue, l’Ep di Orfeo in uscita ad Ottobre

Con Federico Reale, in arte Orfeo, ci abbiamo chiacchierato qualche tempo fa.

Non volevamo dare troppe informazioni su Sangue, il suo primo Ep a cui stava lavorando e che uscirà ad Ottobre, ma dato che Settembre scorre, dato che non riusciamo a trattenere la nostra curiosità e dato che Orfeo suonerà al Concrete Jungle Fest il prossimo 27 Settembre, gli abbiamo chiesto qualche anticipazione sul suo nuovo lavoro, ovviamente non vedendo l’ora di poterlo ascoltare live.

Ps= vi consigliamo di accompagnare la lettura dell’intervista con Neve, un suo bellissimo pezzo che qualche mese fa Orfeo ha potuto suonare live in occasione di Sofar Sound, famosa piattaforma che porta diversi artisti a suonare live nei salotti di tutto il mondo.

 

Sangue è il titolo del tuo primo Ep, che uscirà ad Ottobre. Quanto è stato bello e quanto è stato faticoso arrivare a dire “ok, è finito”?

Quando ho finito Sangue la mia reazione, in realtà, non è stata subito “che bello, finalmente l’ho finito”, anzi, è stata più un “dai facciamone subito un altro!”. Non ho neanche avuto il tempo di capire che fosse veramente un bell’Ep che stavo già pensando a che canzoni mettere nel prossimo. Questo fa capire quanto la fatica sia passata in secondo piano rispetto al divertimento e alla soddisfazione.

Conoscendo la tua cifra stilistica e musicale immagino che ascolterò delle tracce lente, nostalgiche e molto evocative, è così? Cosa ti ha ispirato?

Nostalgico lo è perché le figure che si muovono nei brani sono figure che ricercano sostanzialmente qualcosa che non necessariamente possono avere; la musica però per com’è stata eseguita e arrangiata aiuta questo sentimento ad essere più leggero ed è un bellissimo risultato.
Cosa mi ha ispirato? Devo dire che sono molto affascinato dall’universo femminile, è facile ispirarsi.

Hai avuto la possibilità di suonare al Sofar, com’è stato?

Trovarsi in una casa piena di gente che ti ascolta con estrema attenzione è un’ esperienza unica. L’idea del Sofar è geniale e i ragazzi che lo organizzano meritano veramente tutta la stima possibile, si percepisce serenità e poca aspettativa (e di conseguenza poca pressione) e questo fa sì che gli artisti diano il meglio. Quando si suona in giro raramente si crea un’ alchimia tra pubblico e artista come quella che si crea nei concerti organizzati da Sofar. Quando ho finito mi sentivo apprezzato e credo sia il meglio per chi suona.

Facciamo finta che dalla stazione di Melzo partano treni velocissimi e che riescano ad arrivare ovunque (o quasi) nel mondo. Dove andresti e perché?

Andrei a Londra perché è una città che mi rilassa molto e non sento nessuna fretta quando sono lì. Ho la sensazione di sentirmi in un posto pieno di idee e nello stesso tempo, se mai ne avessi necessità, in un posto dove si può fuggire dalle idee stesse, per non pensare a niente.

Scriverei pochissimo probabilmente, ma quel poco potrebbe essere talmente bello da cambiarmi.

Come arrivare al Concrete Jungle Fest

Vi abbiamo detto quel che succederà i prossimi 27 e 28 Settembre prossimi, vi abbiamo fatto conoscere alcune delle persone che lavorano con noi e che vi delizieranno con workshop ed iniziative durante il nostro festival, ma ci teniamo a fare anche un’altra cosa: permettervi di raggiungerci con facilità e, soprattutto, darvi qualche indizio su quel che di bello troverete una volta arrivati.

Come raggiungerci da Milano: 

se vi muovete con i trasporti pubblici, Melzo è ben collegata attraverso il bus z411, che da Milano parte dalla metro di San Donato.
Qui potete trovare gli orari.

E’ molto facile raggiungerci grazie alle nuove linee suburbane S5 S6 e con le linee di Trenord, mentre con il treno potete prendere la linea Milano-Bergamo e Milano-Brescia. Per gli orari potete andare qui .

Una volta arrivati alla stazione di Melzo vi consigliamo di bere un caffè a La’ Ciclostazione, un luogo di iniziative, attività e proposte, concerti, cinema, biciclettate e animazione create e proposte dalla Cooperativa Sociale IL GERMOGLIO, che gestisce – LA’ ciclostazione – in convenzione con il comune di Melzo e in collaborazione con la cittadinanza.

See you there!