Intervista a Calvino (ovvero Niccolò Lavelli)

calvino

Se la musica che fai è musica di qualità, bastano anche poche tracce per lasciare la sensazione a chi ti ascolta di aver detto tutto e di averlo detto bene. E’ questo il caso dell’Ep “Occhi pieni Occhi vuoti“ di Niccolò Lavelli (in arte Calvino), il quale sarà presente (tra gli altri) in occasione del nostro bellissimo festival. 

Per non farci mancar nulla, abbiamo scambiato quattro chiacchiere anche con lui.

 
Cosa significa, oggi, essere un musicista cantautore indipendente e auto-prodursi?
Significa stare alla realtà e costruire il proprio percorso senza farsi prendere da ansie o senza affidarsi a scorciatoie suicide, questo è il lato positivo. Il sentirsi responsabili di praticamente tutti gli aspetti che riguardano il proprio lavoro, le registrazioni, i live, la promo, è faticoso ma insegna anche che non esiste un modo “giusto”, ma che ognuno deve trovare il proprio.
Il lato negativo è evidente e conosciuto. Non si può fare tutto da soli, specialmente quello che non conosci e su cui non hai esperienze.
In più esiste un muro difficile da oltrepassare in Italia: quel contenitore di musica emergente nel quale viene ributtato tutto, in un gran calderone dovem in qualche modo, serpeggia l’etichetta di “dilettantismo”.
 

Hanno paragonato il tuo stile a Luigi Tenco e Francesco Bianconi, effettivamente “Il clochard e la Senna” ricorda molto lo stile dei Baustelle. In ogni caso sono due nomi di un certo livello.
Che effetto fa? Ti ci ritrovi musicalmente parlando?
Sinceramente trovo una qualche somiglianza con il loro stile solo se me la fanno notare. Penso che ci sia sempre una necessità di ricondurre ad esempi le cose che si ascoltano, quindi non mi viene da prendere molto in considerazione questi paragoni.

Il tuo Ep ha avuto critiche e recensioni positive e, correggimi se sbaglio, parla dell’Assenza.
Credo sia qualcosa di estremamente difficile da esternare attraverso le parole, l’assenza, cosi anche come la nostalgia e la malinconia che, pur essendo emozioni (secondo me) molto belle, rimangono comunque complicate da “descrivere”.
Cosa hai voluto raccontare con le 4 tracce del tuo Ep?
Il tema dell’Assenza è qualcosa che ho ritrovato a posteriori, quando ho riascoltato per intero l’Ep finito. Nell’ascolto ho risentito le storie e le immagini e ho avuto subito la chiara impressione che tutto girasse intorno ad un vuoto e che in qualche modo, attraverso la narrazione, si cercasse di riempirlo.

Nella canzone “I Fantasmi”, ad un tratto, dici: “non ho mai creduto a niente che non fosse una visione di un poeta morto giovane” e, dato che è seguita da un “ma per cortesia” sembra quasi una critica a chi si atteggia da intellettuale dicendo frasi di questo tipo. Posso chiederti di spiegarmela?
In realtà “I Fantasmi” è costruita su un dialogo interiore e un contrasto interno di opinioni, che sono rappresentate nelle strofe e nei ritornelli. C’è una tensione tra uno sguardo aperto al mondo delle presenze, delle emozioni (e quindi anche del passato) e dell’occulto, se vuoi, con invece uno sguardo più pragmatico, realista che sminuisce queste presenze. Non è una critica a chi si atteggia da intellettuale, è piuttosto una difesa dalla confusione o dal “troppo sentire” che alcune visioni possono dare, c’è una paura di essere assorbiti da un mondo in cui non c’è più differenza tra l’esistere o il non esistere.

A proposito di Milano: una canzone e un’immagine per descriverla.
L’immagine che ho in testa ora viene da una fotografia di Luca Quagliato, fotografo milanese con cui ho avuto l’occasione di lavorare: è l’immagine di un Idroscalo completamente ghiacciato, con una crepa che si ramifica a partire dall’osservatore, in un’atmosfera che mi immagino ovattata e priva di suoni.
E’ come se fosse un’immagine perenne, che resta in sottofondo alla vita quotidiana di una città frenetica ma fatta anche, e direi soprattutto, di spazi vuoti, spazi non investiti da fantasmi se vogliamo, neutri, a volte non esistenti.
Come canzone, invece, mi viene in mente un brano dedicato ad un’altra città, New York, degli LCD Soundsystem che si intitola “New York I love you, but you’re bringing me down“.

 

 

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