LADIES & GENTLEMAN ECCO A VOI IL PROGRAMMA DEL CONCRETE JUNGLE FEST

Signore e signori, siamo orgogliosissimi di presentarvi il programma di quel che di bellissimo succederà il 27 e il 28 Settembre prossimi.
Et voilà:

Iniziamo sabato 27 Settembre alle 9.30
con 250 metri di murales che saranno realizzati da ben 50 writers ed, inoltre,
potrete ammirare la realizzazione del murales di TDK

Alle ore 15.30 ci sarà il laboratorio di writing con il gruppo GAM, gruppo artistico melzese
mentre il laboratorio di teatro sarà a cura dell’associazione culturale Theao

Alle ore 18.00 ci rilassiamo un po’ con
l’aperitivo e un Dj set di quelli perfetti per il momento, mentre
dalle ore 19.30 ascoltiamo della buona musica con i live di: :

Orfeo
Calvino
Le Pinne

Dalle ore 22.00, giusto perché non vogliamo farci mancare nulla,
ci sarà la proiezione del cortometraggio 
Contro, di Mario Balconà
e Corto di Identità, di Progetto Itinera

Ci rivediamo, poi, domenica 28 Settembre 
dalle 10.00 alle 18.00
per stare di nuovo insieme, chiacchierare di quanto è stato bello il giorno prima e

sentirci tutti artisti anche solo guardando la realizzazione di 250 metri di murales durante tutto il giorno,

che daranno alla stazione diversa un’aria completamente nuova.

Se non ci credete, non vediamo l’ora di dimostrarvelo.

foto

 

Annunci

Intervista a Calvino (ovvero Niccolò Lavelli)

calvino

Se la musica che fai è musica di qualità, bastano anche poche tracce per lasciare la sensazione a chi ti ascolta di aver detto tutto e di averlo detto bene. E’ questo il caso dell’Ep “Occhi pieni Occhi vuoti“ di Niccolò Lavelli (in arte Calvino), il quale sarà presente (tra gli altri) in occasione del nostro bellissimo festival. 

Per non farci mancar nulla, abbiamo scambiato quattro chiacchiere anche con lui.

 
Cosa significa, oggi, essere un musicista cantautore indipendente e auto-prodursi?
Significa stare alla realtà e costruire il proprio percorso senza farsi prendere da ansie o senza affidarsi a scorciatoie suicide, questo è il lato positivo. Il sentirsi responsabili di praticamente tutti gli aspetti che riguardano il proprio lavoro, le registrazioni, i live, la promo, è faticoso ma insegna anche che non esiste un modo “giusto”, ma che ognuno deve trovare il proprio.
Il lato negativo è evidente e conosciuto. Non si può fare tutto da soli, specialmente quello che non conosci e su cui non hai esperienze.
In più esiste un muro difficile da oltrepassare in Italia: quel contenitore di musica emergente nel quale viene ributtato tutto, in un gran calderone dovem in qualche modo, serpeggia l’etichetta di “dilettantismo”.
 

Hanno paragonato il tuo stile a Luigi Tenco e Francesco Bianconi, effettivamente “Il clochard e la Senna” ricorda molto lo stile dei Baustelle. In ogni caso sono due nomi di un certo livello.
Che effetto fa? Ti ci ritrovi musicalmente parlando?
Sinceramente trovo una qualche somiglianza con il loro stile solo se me la fanno notare. Penso che ci sia sempre una necessità di ricondurre ad esempi le cose che si ascoltano, quindi non mi viene da prendere molto in considerazione questi paragoni.

Il tuo Ep ha avuto critiche e recensioni positive e, correggimi se sbaglio, parla dell’Assenza.
Credo sia qualcosa di estremamente difficile da esternare attraverso le parole, l’assenza, cosi anche come la nostalgia e la malinconia che, pur essendo emozioni (secondo me) molto belle, rimangono comunque complicate da “descrivere”.
Cosa hai voluto raccontare con le 4 tracce del tuo Ep?
Il tema dell’Assenza è qualcosa che ho ritrovato a posteriori, quando ho riascoltato per intero l’Ep finito. Nell’ascolto ho risentito le storie e le immagini e ho avuto subito la chiara impressione che tutto girasse intorno ad un vuoto e che in qualche modo, attraverso la narrazione, si cercasse di riempirlo.

Nella canzone “I Fantasmi”, ad un tratto, dici: “non ho mai creduto a niente che non fosse una visione di un poeta morto giovane” e, dato che è seguita da un “ma per cortesia” sembra quasi una critica a chi si atteggia da intellettuale dicendo frasi di questo tipo. Posso chiederti di spiegarmela?
In realtà “I Fantasmi” è costruita su un dialogo interiore e un contrasto interno di opinioni, che sono rappresentate nelle strofe e nei ritornelli. C’è una tensione tra uno sguardo aperto al mondo delle presenze, delle emozioni (e quindi anche del passato) e dell’occulto, se vuoi, con invece uno sguardo più pragmatico, realista che sminuisce queste presenze. Non è una critica a chi si atteggia da intellettuale, è piuttosto una difesa dalla confusione o dal “troppo sentire” che alcune visioni possono dare, c’è una paura di essere assorbiti da un mondo in cui non c’è più differenza tra l’esistere o il non esistere.

A proposito di Milano: una canzone e un’immagine per descriverla.
L’immagine che ho in testa ora viene da una fotografia di Luca Quagliato, fotografo milanese con cui ho avuto l’occasione di lavorare: è l’immagine di un Idroscalo completamente ghiacciato, con una crepa che si ramifica a partire dall’osservatore, in un’atmosfera che mi immagino ovattata e priva di suoni.
E’ come se fosse un’immagine perenne, che resta in sottofondo alla vita quotidiana di una città frenetica ma fatta anche, e direi soprattutto, di spazi vuoti, spazi non investiti da fantasmi se vogliamo, neutri, a volte non esistenti.
Come canzone, invece, mi viene in mente un brano dedicato ad un’altra città, New York, degli LCD Soundsystem che si intitola “New York I love you, but you’re bringing me down“.

 

 

Intervista a Le Pinne (ovvero Simona Severini e Irene Maggi)

pinne2

Le Pinne nascono nel 2009 da un’idea di Simona Severini e Irene Maggi. I primi pezzi nascono durante l’inverno del 2009, durante il quale Le Pinne si chiudono per lunghi pomeriggi nelle loro camerette a suonare e, dato che le registrazioni casalinghe ottengono molti pareri positivi, le due decidono di farsi conoscere dal pubblico e di iniziare a suonare live.
Esordiscono live al Circolo Arci Magnolia e dopo una serie di concerti decidono di registrare il primo disco, accompagnate dal batterista Daniel Plentz.
Esce nel 2010 l’album Le cose gialle (che potete ascoltare qui) registrato da Roberto Rettura e prodotto artisticamente da Enrico Gabrielli, con lo pseudonimo di Remo da Piroga.
Visto che stanno attualmente lavorando al loro nuovo album abbiamo deciso di fargli un po’ di domande per conoscerle meglio.


Leggo sul vostro profilo Facebook che Le Pinne è un nome nato da un errore. Quale nome avevate in mente, in realtà, per il vostro duo?
E’ il soprannome con cui ci chiamavamo prima di diventare un gruppo, è nato da un errore scrivendo una parola col T9 del telefono. Quando abbiamo formato il nostro gruppo è stato Pinne il primo nome che ci è venuto in mente.

Come vi siete incontrate e, successivamente, com’è nata la collaborazione con Daniel Plentz?
Ci siamo conosciute alla Scuola Civica di Jazz, eravamo compagne di corso. Abbiamo conosciuto Daniel Plentz tramite i Selton, nostri amici, e abbiamo deciso di aggiungerlo poiché elemento perfetto per Le pinne.

So che state registrando il nuovo album. Com’è tornare a lavorare insieme dopo un periodo di pausa?
Bello, da sole ci mancava sempre un lato e nuotavamo storte.

Il vostro è uno stile pop molto allegro, o almeno, in “Le cose gialle” era così (a parte per “Canzone Pop”, che ha sonorità molto più malinconiche). Rimarrete sempre su questo genere anche per il nuovo album o siete, in qualche modo, cambiate?
Stiamo cercando un suono differente da quello del primo album, meno acustico e casalingo, nel senso positivo del termine. Per il resto non vogliamo mantenere a tutti i costi uno “stile pinne”, quanto scrivere dei pezzi che ci piacciono. Essendo-nostro malgrado -cresciute è probabile che i brani siano un po’ diversi dall’album di qualche anno fa.

Cosa avete fatto in questi due anni di pausa?
Pinna sinistra: sono diventata vegetariana
Pinna destra: sono ingrassata parecchio, ma adesso faccio la dieta.

La più grande aspirazione e la più bella ispirazione.
Aspirazione: che il mondo ci riconosca in quanto geni.
Ispirazione: Lady gaga e i Madrigalisti del XV secolo.