Intervista ad Orfeo (aka Federico Reale)

orfeo

Orfeo nasce da un’ idea di Federico Reale, dopo un lungo percorso attraverso sperimentazioni musicali e esperienze in vari campi artistici. Impara a suonare la chitarra e il pianoforte da autodidatta e viene introdotto all’estetica musicale dai dischi in giro per casa in particolar modo dal cantautorato italiano quale Battisti, De Andrè e De Gregori.

Negli anni dell’adolescenza intraprende diversi progetti musicali che spaziano in altrettanti generi e che lo vedono coinvolto in numerose esibizioni, ma giunto ad una maturità culturale e musicale sente il bisogno di dare voce ai suoi pensieri attraverso testi e musiche scritti di proprio pugno.
Le sue numerose fonti di ispirazione, che si riflettono nella sofisticatezza dei suoi versi prendono spunto, oltre che dai già citati cantautori Italiani, dalle poesie di Jaques Prevert , che evocano infatti atmosfere malinconiche e sognatrici.
Il progetto Orfeo nasce effettivamente una sera di novembre del 2013 in cui le idee di Federico incontrano l’energia e lo spirito musicale di Guido Bertazzoni,organizzatore di eventi.
Grazie all’incontro con Guido, Orfeo prende sempre più forma e di fatto si concretizza al Blend Noise Studio di Milano .
Qui Orfeo registra il suo Primo Ep grazie all’aiuto di Federico Bortoletto e Filippo Corbella, titolari dello studio e musicisti unici, che lo guidano in fase di arrangiamento e produzione facendo si che i pezzi trovino una forma definitiva e unica.
Attualmente Orfeo sta registrando il suo primo Ep la cui uscita è prevista per Ottobre 2014.
Lo abbiamo intervistato, per saperne qualcosa in più su di lui e su quel che, musicalmente parlando, sta facendo.

Nel tuo profilo Facebook ho letto che “la tua musica crea immagini”.
Quali immagini crea la tua musica, per te?
In realtà non so che immagini possa creare in assoluto o in generale, io parlo principalmente di sentimenti di amori che finiscono bene e di quelli che finiscono male (e quelli che finiscono male sono decisamente di più), quindi credo che ogni persona in particolare si crei la propria immagine secondo la sua vita.
Non c’è un filo comune, ma c’è un’ idea, che tutti conoscono, la quale si snoda nei pensieri di tutte le persone che ascoltano.

Quando hai iniziato a suonare e come ti sei avvicinato alla musica?
Ho iniziato a suonare relativamente tardi, avrò avuto 15-16 anni, ma quando ho iniziato ho praticamente smesso di studiare, mi sono montato una batteria in camera e ho iniziato a suonare qualsiasi cosa. Passavo i pomeriggi tra chitarre,tastiere batterie ecc ecc.
Per fortuna non avevo nessun vicino sotto.
Mi sono avvicinato alla musica grazie ai miei che ascoltavano qualsiasi cosa ad ogni ora del giorno. È stato un processo lungo, partito con l’ascoltare che poi si è trasformato in scrivere e, successivamente, a pensare di voler suonare in un gruppo per poi, infine, arrivare a pensare che non ero tanto male e che potevo anche farcela da solo, con le mie idee.

Orfeo. Perché Orfeo?
Non c’è un motivo, in realtà, è sempre stato un nome che mi ha affascinato. Il mito di Orfeo mi piace relativamente e credo proprio che sia stata una cosa tra il “suona bene” e il “non si chiama nessuno cosi”.

Il tuo Ep uscirà ad Ottobre 2014, descrivimelo facendo un paragone.
Io credo che sia difficile paragonare questo EP a qualcos’altro. È vero, le canzoni richiamano un certo tipo di cantautorato (che può essere quello di Dente o addirittura in certi versi i primi Tiromancino), ma ti assicuro che l’Ep, infine, non ha niente di tutto questo.
Ha una cifra che è molto personale sia dal punto di vista musicale che dell’interpretazione.
Il fatto che sia uscito cosi è anche dovuto al fatto che i ragazzi con cui ho arrangiato i pezzi (Federico Bortoletto e Filippo Corbella del Blend Noise studio di Milano) e da cui ho registrato hanno avuto un impatto proprio emotivo sui pezzi stessi quindi il disco prende le personalità di tutti noi. La base di partenza, quindi il cantautorato italiano, è protetto da tutte queste idee e non solo, è valorizzato facendo si che non sia banale o simile a qualcos’altro. Una commistione di gusti, in pratica.

 

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